Congiuntura
L’ Albania è un paese che è partito da una situazione di grave arretratezza economica, forse una delle economie più povere all’interno dei paesi comunisti. Da questa situazione sono seguiti anni di crescita economica molto sostenuti in seguito alla transizione economica che ha di fatto migliorato la situazione interna, nonostante ciò questo paese rimane uno dei più poveri in Europa. Con eccezione del 1997, quando il collasso degli investimenti piramidali ha causato una brusca frenata economica, la crescita reale del PIL è stata poco più del 7% in media tra il 1993 e il 2001. La crescita sostenuta ha rispecchiato l’espansione dell’agricoltura e delle rimesse provenienti dagli albanesi all’estero che hanno aiutato la domanda interna.
Nel 2002 la crescita è rallentata al 3,4% per i problemi verificatisi nella fornitura energetica, nella produzione agricola danneggiata dal cattivo tempo, dal più rigoroso controllo delle spese dello Stato e da una maggiore scarsità di IDE a causa dei ritardi nelle privatizzazioni.
Tra il 2003 e il 2005 la crescita è di nuovo aumentata portandosi ad un media del 5-6%. Nel 2005 il PIL è rallentato fino ad un 5,5% a causa dei gravi problemi di approvvigionamento e di un poco dinamico settore edilizio. Per il 2006 la crescita albanese - attestatasi intorno al 5% - è stata favorita da una esuberante domanda interna, sostenuta da una rapida espansione del credito al consumo, ma anche per i robusti afflussi monetari provenienti dalle rimesse estere, ed infine dall’attesa impennata degli investimenti pubblici. I problemi nel settore degli approvvigionamenti energetici permangono, così come i ritardi nell’esecuzione dei lavori pubblici. Nel 2007 il PIL dovrebbe subire un acceleramento (+6%) grazie al miglioramento delle condizioni nel settore energetico.
Nel complesso tali risultati economici fanno apparire l`Albania come uno tra i paesi che si è maggiormente distinto nel quadro dei beneficiari dei programmi di riduzione della povertà e agevolazione della crescita del FMI. Pertanto, a metà del 2002 il FMI, in associazione con la Banca Mondiale, l`Unione Europea e le Nazioni Unite, ha decretato l`estensione dei programmi di sostegno per almeno altri tre anni.
A tal proposito l’FMI ha completato il terzo riesame del programma triennale (iniziato nel gennaio 2006 e pari a 25,4 milioni di US$) versando un’ulteriore rata (2,4 milioni di SDR). Il programma è ampliamente nei tempi di esecuzione, ma il Fondo ha esortato il Governo a continuare sulla strada delle riforme di alcuni importanti settori statali (come l’amministrazione tributaria, la gestione del debito con una maggiore varietà di strumenti, lo stabilimento di un bureau di registrazione per il credito, il rafforzamento delle istituzioni di controllo dei settori finanziari non-bancari) e soprattutto dei notevoli problemi di approvvigionamento energetico e dei rischi legati alla crescita del credito che potrebbero riaccendere l’inflazione al momento sotto controllo.
Nel corso del 2006 il bilancio statale ha presentato un deficit, di 28,5 miliardi di Lek, un valore molto più basso di quello preventivato, grazie ad un surplus dei primi 10 mesi dell’anno. Le spese capitali, in effetti, si sono concentrate soprattutto verso la fine dell’anno con il progetto della strada Durazzo-Kukes che ha goduto di una riallocazione di fondi.
Questa tendenza è continuata anche nel 2007 (fino alla metà dell’anno le spese sono state al di sotto delle aspettative per le farraginose procedure di bando e per i mancati esborsi dei donatori) e sarà tale anche nel 2008, con un aumento della spesa statale concentrata soprattutto sulle infrastrutture stradali (nel 2007 si prevede una chiusura del budget con un incremento del 3,5%, nel 2008 sarà probabilmente al 3,7%). Un risultato inaspettato è stato, tuttavia, un surplus accumulato per la prima metà del 2007 pari a 10 miliardi di Lek a causa soprattutto della lentezza della spesa statale che sta rallentando molti progetti importanti.
La crescita dell’economia è legata soprattutto al processo di costruzione delle infrastrutture del paese ed il governo prevede di destinare le risorse a progetti infrastrutturali (soprattutto strade), cercando di migliorare le disastrate reti di comunicazione che fungono da ulteriore ostacolo agli investimenti privati. Necessari appaiono infine gli investimenti pubblici anche nell`ammodernamento delle strutture sanitarie e nell`istruzione. La Banca Centrale (BoA) ha innalzato il tasso di sconto dello 0,25% alla fine di giugno 2007, portandolo allo 5,75% per le preoccupazioni che si hanno sulla pressione inflazionistica (sebbene il target del 2-4% sia ampliamente rispettato).
Il settore agricolo rimane un settore importante per l’Albania (rappresenta il 24% del Pil) ed infatti circa la metà della popolazione trae sostentamento da essa. Negli anni recenti essa è cresciuta del 2-3% con un leggero incremento nel 2003-2004, anche nel 2005 ha avuto un buon andamento, basti pensare che l’agro-industria è cresciuta nel 2005 del 10%.
Per quanto riguarda la produzione industriale gli indici delle vendite hanno mostrato un incremento del 16,1% su base annua nel primo trimestre 2007. Le vendite del settore estrattivo, rispetto al 2006, sono raddoppiate in termini di LeK. La crescita maggiore si è avuta per i minerali quali il cromo ed in generale per tutto il settore non energetico.
Crescita particolarmente evidente anche nei dati del commercio estero che hanno visto l’export raddoppiare in termini di Lek per tali categorie (grazie soprattutto al prezzo del cromo, molto favorevole).
Il settore manifatturiero ha segnato a suo favore un incremento del 21,7% con tutti i maggiori settori che hanno riportato forti vendite (gennaio-marzo), da menzionare il settore tessile e delle scarpe che hanno visto una consistente crescita.
Nel comparto dei servizi pubblici la crescita è stata molto limitata se comparata al primo trimestre 2006, riflettendo i problemi di approvvigionamento energetico.
L’agricoltura nel 2006 è cresciuta di un modesto 2,6% (1% nel 2005).
Il settore costruzioni (secondo l’indice Instat le vendite di costruzioni industriali è salito dell’11%, mentre notevole è stato il numero di concessioni edilizie a causa soprattutto delle elezioni locali), è in espansione per il notevole bisogno infrastrutturale del paese ma anche di costruzioni residenziali, mentre il commercio, gli hotel ed i ristoranti sono stati favoriti da una stagione (il 2006) tra le migliori degli ultimi anni.
Il settore dei servizi nel 2006 è cresciuto del 2%, trainato soprattutto dai servizi finanziari, basti pensare che nel 2005 lo stock dei prestiti bancari sono incrementati dell’82%, provocando non poche preoccupazioni al FMI che teme anche per una crescita dell’inflazione e delle importazioni. A fine giugno 2007 la crescita dello stock di prestiti è scesa al 54% (percentuale su 12 mesi) grazie agli interventi della banca centrale, un tasso notevolmente maggiore rispetto a quello atteso dal FMI che prevedeva un tasso del 43,3% per l’intero 2007. Comunque il settore bancario rimane relativamente sottosviluppato risultando da freno per la crescita economica in un paese bisognoso di investimenti.
Il turismo soffre, come gli altri comparti economici, di carenza di infrastrutture (acqua, elettricità, strade) anche se qualcosa si muove , infatti secondo i dati ufficiali circa 622 mila turisti hanno visitato l’Albania nei primi nove mesi del 2005 (+49% sull’anno precedente). In realtà gli investimenti sul comparto turistico derivano soprattutto dagli stranieri, anche perché esso è dotato di un certo potenziale di sviluppo dovuto al fatto che ci sono circa 2,5 milioni di albanesi che vivono nella regione balcanica e altri 600 mila che sono fuori per ragioni lavorative (Italia e Grecia soprattutto).
Un fattore di rischio per lo sviluppo albanese è dovuto alla fornitura di energia elettrica che soffre di carenze (il 99% della produzione deriva dall’energia idroelettrica) ed ha avuto problemi alla fine del 2005, quando il basso livello delle acque ha determinato un abbassamento della produzione idroelettrica nazionale ed un deficit energetico peggiorato da un’iniziale incapacità del governo di importare energia dall’estero. Le abbondanti piogge hanno rimpinguato le riserve idriche concentrate soprattutto al nord (nelle cascate della Drina) ma i problemi rimangono. Nella prima metà del 2006 la domanda di energia è leggermente aumentata, pertanto le importazioni sono state di 285 milioni di Kwh (da zero dell’anno precedente) per aiutare la KESh a soddisfare le richieste, oltre che a preservare le riserve idriche del paese. A dicembre del 2006 si sono verificate altre giornate di carenza energetica con la capitale che è dovuta rimanere senza corrente per 4 ore al giorno (anche di più nelle zone rurali), provocando un ulteriore malcontento tra la popolazione. Anche per il 2007 le conseguenze saranno negative per il PIL albanese.
Dai dati Instat, il tasso di disoccupazione alla fine del 2006 è sceso al 13,9% (+4.500 lavoratori nel terzo trimestre), in seguito alla crescita occupazionale nel settore privato che ha compensato i tagli in quello pubblico. Alla fine del primo trimestre 2007 i disoccupati sono scesi ulteriormente di 1.800 unità portando il tasso ufficiale al 13,6%.
Tuttavia l’Instat riporta una caduta del numero di lavoratori regolari di circa 2.300 unità, elemento che riflette largamente il taglio nella pubblica amministrazione. Altri 800 lavoratori hanno perso il lavoro nel settore privato, ma questi dati devono essere trattati con cautela. Sembra, infatti, che la statistica scaturisca dalla cancellazione a livello locale della registrazione di piccole imprese (che sono considerate auto-impiego) in seguito alle elezioni di metà febbraio.
Notevole è stato lo sforzo del Governo, dal 2005. di effettuare tagli dei tassi ai contributi del lavoratore e di ridurre il lavoro sommerso.
Da uno studio della Banca Mondiale, l’Albania ha un tasso di occupazione pari al 60% circa (anche se l’analisi si basa sugli anni 2001-2004), mettendo anche in risalto il fatto che il settore privato non è riuscito finora a riassorbire i lavoratori usciti dal settore pubblico.
L’inflazione negli ultimi anni è rimasta stabile ad un range del 2-4% in linea con gli accordi presi con il FMI. Per il 2006 ciò non è stato da meno, anche se ci sono preoccupazioni di crescita della pressione inflazionistica (questo ha portato all’incremento del tasso di sconto +0,25% della BoA) in seguito all’incremento di alcune categorie di beni quali le bevande ed il tabacco (+11,7% nel quarto trimestre per l’aumento delle accise a settembre), ma soprattutto nei servizi pubblici a causa del +7,3% nel settore elettrico. Il prezzo del petrolio ha tuttavia alleviato tale pressione e stabilizzato il tasso d’inflazione al 2,4%. Per il primo e secondo trimestre 2007 l’inflazione è stata al di sotto del 3%. Gli unici beni al di sopra di tale valore sono stati, anche per tale lasso di tempo, le bevande, il tabacco (entrambe del 13% circa) e l’energia elettrica(+6-7%).
La crescita economica dell’Albania è condizionata dalla domanda interna dell’Italia che rimane stagnante e che dovrebbe crescere modestamente di un +1,7% nel corso del 2007, condizionando così anche la crescita delle esportazioni albanesi di cui l’Italia ne assorbe i tre quarti.
Nel 2006 l’Albania ha totalizzato un deficit delle partite correnti con un incremento del 17,9%(a 534,7 milioni di €) con una proporzione pari al 7,5% del Pil. Ciò è dovuto al deterioramento della bilancia commerciale. Questo trend è stato peggiorato anche dal lento declino del surplus nei trasferimenti. Il deficit commerciale nel corso del 2006 è stato pari a 221,5 miliardi di Lek con un incremento del 13% sullo stesso periodo dell’anno precedente. Nel primo trimestre 2007 il deficit delle partite correnti è peggiorato totalizzando 183,2 milioni di € sui 131,5 milioni dello stesso periodo del 2006.
Nel secondo trimestre 2007 il deficit commerciale è salito del 24%, su base annua, di circa 67,5 miliardi di Lek.
Le entrate dell'export sono aumentate del 26% come risultato di un'espansione delle vendite di minerali, e delle ri-esportazioni (soprattutto tessile e scarpe). Tuttavia le importazioni hanno avuto un incremento della stessa entità dovuta a massicce importazioni di energia elettrica a causa dei problemi energetici.
Tra le voci dell'export la più importante è sicuramente quella del tessile e delle scarpe (+15,2% di incremento e il 48% di tutto dell'export del 2° trimestre 2007), mentre la seconda è divenuta quella dei minerali, carburante ed elettricità (in volume sono cresciuti 2,4 volte rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente) i cui prezzi sono saliti a causa della forte domanda internazionale. La terza categoria per importanza è quella dei materiali da costruzione (+26%) che hanno visto maggiori vendite di cemento.
Il maggior paese di destinazione è l'Italia che assorbe il 68% del totale grazie al fatto che il tessile e le scarpe, il nerbo delle esportazioni albanesi, hanno avuto un'impennata delle loro ri-esportazioni.
L'import è costituito soprattutto da macchinari ed attrezzature (+20% nel 2° trimestre), materiali da costruzioni (+30%) e minerali, carburante ed elettricità (+73% addirittura). In particolare il volume ed il valore dell’elettricità è aumentato in seguito alla chiusura della centrale di Kozlodui in Bulgaria.
In carica da settembre 2005, il nuovo governo è guidato dal capo del principale partito (Il Partito Democratico Albanese,DPA) della coalizione Sali Berisha. Secondo le promesse elettorali il principale obiettivo del governo è quello di combattere la corruzione e il crimine organizzato. Un segnale positivo di questa lotta è stato dato dall’Ue con la quale l’Albania ha firmato gli Accordi di Associazione e Stabilizzazione (SAA) il 12 luglio 2006. Il passo successivo sarà la ratifica da parte dei 25 Stati membri (che prenderà altri 2 anni) ma alcune delle misure previste nei SAA, e legate soprattutto al commercio, avranno un effetto immediato tramite accordi provvisori.
Tra le riforme prioritarie, richieste dalle istituzioni internazionali, si stanno attendendo quella giudiziaria e della pubblica amministrazione.
Il 20 di luglio è stato eletto il nuovo presidente albanese Bamir Topi dalle file del DPA (Partito Democratico), ponendo così fine a dispute politiche che hanno rallentato le riforme economiche richieste dall’UE. Il presidente Bamir Topi è stato eletto dai tre-quinti della maggioranza parlamentare (85 voti su 140) per un mandato di 5 anni. Egli ha avuto il supporto del partito DPA del Premier Sali Berisha e di altri piccoli partiti della coalizione di governo. L’opposizione guidata dal SPA di Edi Rama, la cui strategia era di far fallire tutti e cinque i tentativi di elezione presidenziale per portare poi il paese alle urne, è stato spiazzato dall’intervento di Fatos Nano (ex premier del partito SPA) che si è accordato con Berisha in seguito al rifiuto di Edi Rama di appoggiarlo come candidato presidenziale. Questo è solo uno degli accordi che pongono i due uomini politici al centro della vita politica del paese.

