Congiuntura Economica - 2008

La flessione del tasso di crescita del PIL rilevata nel terzo trimestre del 2007 - un 4,9% che per la prima volta dopo almeno cinque anni scendeva al di sotto del 5% - sembra confermarsi un’anomalia rispetto al ritmo di crescita medio di questi anni. Al termine del secondo trimestre del 2008, il tasso di crescita del PIL ha ripreso con vigore il cammino di questi anni, facendo registrare nei primi due trimestri dell’anno i valori del 7,0 e del 7,1%. Nella prima metà del 2008 il valore del PIL è stato pari a 15.071,9 milioni di euro. Il PIL pro-capite è stato di 1.064,5 milioni di euro (dati preliminari comunicati dall’istituto di statistica bulgaro). In termini di contributo al Valore Aggiunto Lordo - aumentato complessivamente del 7,1% rispetto al primo semestre del 2007 - il settore dei servizi si conferma al primo posto con il 61.7%, seguito dall’industria al 32,0% e dall’agricoltura al 6,3%. Questi dati si riflettono anche in termini di quota del PIL: i servizi rappresentano il 50,2% e l’industria il 26,0%. L’agricoltura resta fanalino di coda con appena il 5,2%.

Nel confronto con i trend rilevati nel primo semestre 2007, il settore agricolo nel periodo gennaio-giugno 2008 è tornato ad aumentare la propria quota, nella misura del 6,5%. Il tasso di crescita più elevato è stato segnato, ancora una volta, dall’industria, con il 7,4%, seguita dai servizi. Sul lato della domanda, la crescita del PIL continua ad essere determinata in larga misura dalla costante crescita dei consumi finali, aumentati del 4,7% rispetto allo stesso periodo del 2007 e pari all’87,5% del PIL; a fine 2007, tale quota era dell’85,3%. Gli investimenti in conto capitale sono aumentati del 22,7% rispetto al primo semestre 2007 e costituiscono il 32,7% del PIL; a fine 2007, tale quota era del 29,8%.

Anche in questo primo semestre del 2008, il disavanzo commerciale mantiene il trend in aumento, nella misura del 34,7% rispetto allo stesso periodo del 2007 (dati NSI -National Statistical Institute). Seconda voce d’importazione, in termini di valore, dopo le materie prime e l’energia, restano i beni d'investimento, aumentati del 25% rispetto al 2007, a conferma della domanda da parte del settore industriale.

Si mantiene alto il livello delle importazioni e degli acquisti intra-UE delle voci merceologiche - individuate mediante la classificazione SITC-Standard International Trade Classification - riconducibili ai beni di consumo: prodotti alimentari e animali vivi con +52,0%; bevande e tabacchi (+60,7%); prodotti finiti - miscellaneous manufactured articles, quali mobili, abbigliamento, calzature (+14,7).

Il disavanzo delle partite correnti, anch’esso in aumento, è stato pari a -4.132.3 milioni di euro a tutto giugno, pari al 12.6% del PIL. Questo dato continua ad essere fortemente condizionato dall’andamento della bilanca commerciale, il cui saldo negativo è stato di 4.919,7 milioni di euro. Come detto, questo dato va imputato principalmente al fabbisogno di beni d’investimento per l’industria.

Rispetto a quanto rilevato nel rapporto aggiornato a dicembre 2007, si segnala la correzione al rialzo dei dati sugli Investimenti Diretti Esteri (IDE) riportati dalla Banca centrale. Il dato relativo al 2007 - peraltro tuttora provvisorio - risulta ora di 6.516,9 milioni di euro, rispetto ai poco meno di 6.109 milioni comunicati ad aprile. Ne deriva che il rapporto tra IDE e disavanzo corrente torna di nuovo superiore a 1: 103,4%. Per quanto migliorativo rispetto a quanto calcolato a fine dicembre, questo dato non altera sostanzialmente la tendenza in diminuzione avviata l’anno scorso. A metà 2008, Il saldo negativo delle partite correnti è a quota 4.132,3 milioni di euro, pari al 12,6% del PIL, mentre gli IDE sono stati pari a 2.603,7 milioni, dando luogo a un rapporto IDE/disavanzo pari al 63%. 3


Sempre in rialzo l’inflazione media: dall’8,4% del 2007 a un 14,1% di media semestrale tra gennaio e giugno 2008. Invariati i fattori alla base di questa dinamica: aumento del prezzo delle materie prime, soprattutto energetiche, e delle utenze; aumento della domanda di beni di consumo; progressivo aumento delle retribuzioni e andamento del mercato del lavoro sempre teso; importazioni di beni d’investimento.

La disoccupazione è in costante diminuzione e a fine giugno 2008 è al 6,0%. Dopo un lieve aumento a gennaio e febbraio - 7,4 e 7,3% - questo indicatore è tornato a diminuire. Restano le pressioni sul mercato del lavoro, che contribuiscono in misura non indifferente alle dinamiche inflazionistiche. La retribuzione media mensile è aumentata dai 220 euro del 2007 ai circa 263 registrati a giugno. Rispetto al mese di maggio, l’aumento è stato del 2,4%; rispetto al mese di giugno 2007, stipendi e salari medi sono aumentati di quasi 53 euro, ossia del 25,0%. Resta bassa la produttività degli occupati, anche se si scorgono segnali di miglioramento: nel primo trimestre del 2008, il tasso medio di aumento della produttività è stato del 3,6%, rispetto al 2,5% dell’anno precedente. L’accelerazione viene riscontrata nei settori industriale e dei servizi -rispettivamente dal 2,5% al 4,3% e dall’1,5% al 3% - mentre il settore agricolo fa registrare un rallentamento nello stesso periodo.

Quanto ai rating delle agenzie di valutazione internazionali, segnaliamo - ancorché intervenute dopo il mese di giugno 2008 - la modifica da Positivo a Stabile apportata dalla Moody’s e la conferma, da parte della Fitch Ratings, della prospettiva Negativa, relative alle prospettive a lungo termine per i bond in valuta estera e i depositi bancari. Restano le preoccupazioni intorno all’entità del disavanzo corrente e al debito estero, alle pressioni inflazionistiche e all’esposizione del Paese ai rischi di un brusco rallentamento dell’economia. Viene tuttavia riconosciuta la sostanziale solidità delle finanze bulgare, nonostante i dubbi, espressi dalla Fitch, circa la sostenibilità politica dell’avanzo primario. In ogni caso, il mantenimento delle prudenti politiche economiche poste in atto dalla Bulgaria all’indomani della crisi degli anni 1996-97 ha dato frutti positivi che dovrebbe consentire un rientro graduale del disavanzo.

^Investimenti esteri e Privatizazzioni

Secondo i dati preliminari della Banca centrale, il flusso degli investimenti diretti esteri (IDE) per il primo semestre del 2008 ha subito un decremento attestandosi a 2.603,7 mln. di euro (7,9% del PIL), rispetto a 2.728,9 mln. di euro (9,4% del PIL) rilevati nel corrispondente periodo del 2007. Gli IDE sono pari al 63,0% del deficit delle partite correnti.

Gli investimenti in acquisizioni di quote del capitale sono pari a 1.820,1 milioni di euro rispetto ai 1.499,9 milioni di euro registrati nel periodo gennaio-giugno 2007. Il reddito delle aziende a capitale straniero che viene reinvestito nell’incremento delle proprie attività ammonta a 255,2 milioni di euro a fronte dei 169,6 milioni di euro dello stesso periodo del 2007.

Nella struttura settoriale degli IDE per il primo semestre del 2008 vi è da segnalare il forte aumento del settore manifatturiero, passato da 201,3 milioni di euro del primo semestre 2007 ai 575,1 milioni di euro del 2008 (+185,7%). Si mantiene al primo posto il settore dei beni immobili (651,6 mln. di euro), a conferma del grande interesse degli investitori per l’acquisto di immobili in Bulgaria. Buona parte degli investimenti è destinata alla costruzione e all’acquisto di immobili industriali o commerciali e, conseguentemente, alla creazione o al miglioramento delle capacità produttive o commerciali delle imprese locali. Anche gli investimenti nel settore finanziario hanno registrato un aumento significativo, dai 482,6 milioni del 2007 ai 606,5 mln. di quest’anno (+25,7%). Il settore edile, invece, scende del 24,4%, da 336,1 a 254,0 mln di euro. L’industria dei trasporti e delle comunicazioni ha accentuato ulteriormente la tendenza già riscontrata nel 2007, con 15,4 milioni di euro di disinvestimento (-112,9% rispetto al primo semestre 2007).

I Paesi dell’UE sono la principale fonte degli investimenti esteri. Secondo i dati ufficiali, i primi Paesi investitori sono stati: Austria (17,8%), Germania (13,6%) e Grecia (11,8%). L’Italia ha investito nel corso del primo semestre 64,4 mln. di euro, che rappresenta il 2,5% del totale degli investimenti. La stabile e prevedibile situazione macroeconomica, lo sviluppo sostenibile e le prospettive di alta redditività, rispetto al basso rischio, sono tra i fattori principali che mantengono alto l’interesse degli investitori nei confronti della Bulgaria. La crisi del mercato dei mutui negli USA ha avuto un effetto piuttosto limitato in questo Paese.

Ritardano gli investimenti in tecnologie innovative. Il numero delle imprese che “fanno innovazione” è significativamente inferiore alla media europea.

^Legislazione e incentivi per gli investimenti

L’organo principale di riferimento – l’Agenzia per gli Investimenti www.investbg.government.bg - ha acquisito maggiori competenze e poteri nel processo di attrazione degli investimenti nel Paese e ha iniziato a svolgere il ruolo di mediatore fra le Autorità amministrative bulgare e i potenziali investitori stranieri. La normativa prevede particolari forme di assistenza e di agevolazione per gli investitori, ovvero:


- semplificazione delle procedure amministrative e riduzione dei tempi della loro esecuzione attraverso un sistema di diretta comunicazione con l’Agenzia per gli Investimenti - organo principale di riferimento;

- assistenza diretta agli investitori da parte dell’Agenzia a seconda dell’ammontare dei loro investimenti: tempi più rapidi dei servizi amministrativi, sostegno finanziario per la costruzione di parti dell’infrastruttura tecnica, acquisizione di diritti di proprietà o di diritti reali limitati su beni immobili di proprietà statale o comunale. L’investimento deve essere realizzato in un periodo di tre anni.


Il 16 maggio 2007 il Parlamento bulgaro ha approvato la Legge di modifica e di integrazione della Legge per l’incentivazione degli investimenti, entrata in vigore nel mese di settembre; è stata introdotta la categorizzazione degli investitori in due classi: Classe A, con un minimo di investimenti pari a 70 mln. di leva (35 mln. di euro) e Classe B, con un minimo di investimenti pari a 40 mln. di leva (20 mln. di euro). Lo Stato prevede un sostegno a favore degli investitori che assumono specialisti giovani (fino ai 29 anni di età) o stagisti provenienti dalle Università del Paese per produzioni altamente tecnologiche o qualora l’investimento venga realizzato in aree economicamente sottosviluppate. Il sostegno finanziario è concesso per attività di formazione e qualificazione professionale. Nei prossimi anni saranno incoraggiati gli investimenti nell’industria di trasformazione e nella produzione di energia da fonti rinnovabili. Nel terziario saranno incoraggiati gli investimenti in attività ad alta tecnologia nel settore informatico, nelle attività di Ricerca e Sviluppo, nell’istruzione e nella sanità. Gli investitori certificati dovranno dimostrare che l’80% degli utili provengono da attività in tali settori. Sono esclusi invece dai settori incoraggiati dalla Legge il turismo e il settore immobiliare.

Sono stati compiuti passi importanti verso l’agevolazione del regime fiscale per le società e lo snellimento delle procedure burocratiche. Dall’inizio del 2007 l’imposta sull’utile delle società è stata ridotta al 10%, tra le più basse nell’Europa a 27. È stato inoltre diminuito di circa il 20% il numero dei permessi e delle registrazioni necessari per svolgere alcune attività economiche. È prevista la tassazione zero sull’utile in zone ad alta disoccupazione, un ulteriore stimolo per attrarre gli investimenti in queste aree. Altro incentivo di rilievo è l’esenzione IVA per l’importazione di beni di investimento per progetti superiori a 5 mln. di euro. Il Governo bulgaro ha inoltre votato a fine 2007 la legge che ha introdotto, con effetto dal gennaio 2008, un'imposta generale sui redditi delle persone fisiche con un’aliquota unica (cd. flat tax) del 10%, a prescindere dall'entità delle entrate dichiarate, che sostituisce il sistema di tassazione progressiva adottato in precedenza.

^Investimenti italiani

Il livello raggiunto dall’Italia in termini di investimenti è tutt’altro che modesto: l’Italia figura ai primi posti nella graduatoria degli investimenti diretti stranieri, con quasi 108 milioni di euro di investimenti effettuati nel 2007. Gli investimenti italiani a tutto giugno 2008, secondo i dati della Banca nazionale bulgara - aggiornati a settembre - risultano ammontare a 64,4 milioni di euro.

Sullo sfondo, investimenti di grandi imprese straniere, sia UE (in primis austriaci, olandesi, greci, britannici, tedeschi, belgi, cechi, francesi, spagnoli) che extra UE (IDE turchi e russi – questi ultimi diretti ed attraverso Cipro), che competono per l’eccellenza e la leadership.

La presenza delle imprese italiane sui mercati dei Balcani riguarda sia grandi gruppi industriali (Agip, Alenia, Ansaldo, Safil-Bulsafil, Enel, Eni, Fiat, Generali e Fata, Italcementi, Iveco, Miroglio, Pirelli Re, Unicredit-Bulbank e ancora: Foster e Inghirami per l’abbigliamento; Rigoni di Asiago per l’agroindustriale e Ciccolella Group per il florovivaismo; Nicoletti per l’arredo), sia piccole e medie imprese (si contano circa un migliaio di imprese bulgare a capitale italiano), con investimenti diretti di minore rilevanza finanziaria ed effetto mediatico ma di grande impatto economico e sociale sul territorio.

L’italiana Petrolvilla Group ha inaugurato nel mese di maggio la centrale idroelettrica di Lakatnik, la prima di una serie di nove in cascata, del tipo ad acqua fluente, sul corso del fiume Iskar, a circa 40 km a nord di Sofia. L’importo totale del progetto è di oltre 80 milioni di euro. L’opera è la prima del suo genere nei Balcani.

Si segnala un nuovo investimento di Italcementi, per 250 milioni di euro, nell’ampliamento dello stabilimento di Devnya Cement, sito a Devnya, piccolo centro dell’oblast (distretto) di Varna. Verrà realizzato un nuovo impianto per la produzione di clinker con metodo a secco; il completamento dell’opera è previsto entro il 2010. Sono previste, inoltre, la ricostruzione, in cinque tappe, di altre unità produttive e del centro amministrativo della ditta a Devnya. CO-VER Holding S.r.l, con sede a Verbania, è stata scelta come esecutore principale della costruzione, da completare entro il 2013, del business park Sofia Airport Center su un’area complessiva di 180.000 mq. CO-VER in Bulgaria ha progetti, inoltre, per la costruzione di centrali idroelettriche nei piccoli centri di Apriltzi e Govedartzi

Inoltre, la forte crescita in questi ultimi anni del settore edile, impiantistico, ambientale, immobiliare e dei servizi per il territorio ha portato in Bulgaria altri importanti investitori italiani, quali Acegas-Aps, Amga Udine, Costruzioni Dondi e Riminigas (per le public utilities), Alberto Danti, CO-VER Group, Finvetro, Industrie Maurizio Peruzzo Group, Mantovanibenne, Metecno, Petrolvilla Group, Pirelli Re, Prefabbricati Cividini.

Continua a manifestarsi un maggiore attivismo e radicamento delle regioni del Nord Italia (in particolare di Piemonte, Emilia Romagna, Lombardia, FriuliVenezia Giulia, Trentino Alto Adige, Veneto, nei settori del tessile/abbigliamento, della meccanica e metallurgia, energia e public utilities) e una scarsa presenza del Centro-Sud Italia (ad eccezione di pochi investimenti pugliesi). La graduatoria completa dei Paesi investitori è riportata nell’allegato 1.

^Tendenze per gli investimenti nel Paese

Anche nei prossimi anni gli IDE continueranno a costituire un motore importante per la crescita dell’economia bulgara. Secondo un’analisi realizzata dalla Deloitte and Touche per conto del Ministero dell’Economia bulgaro, il paese deve continuare ad attirare investimenti diretti esteri soprattutto perchè le maggiori privatizzazioni sono state ultimate. La maggior parte degli IDE negli ultimi dieci anni hanno riguardato l’out-sourcing, in quanto il paese è attraente per il basso costo della mano d’opera, altamente qualificata e anche per le risorse naturali. Il favorevole ambiente d’affari e la stabilità macroeconomica continueranno ad influire positivamente sul rapporto rischio/redditività di capitali ed il flusso degli investimenti rimarrà alto. Contemporaneamente il paese dovrà diversificare le tipologie di investimento e concentrare l’attenzione sull’attrazione di investimenti strategici e di alto livello.

I vantaggi competitivi della Bulgaria, secondo Deloitte and Touche, risiedono nei seguenti comparti: produzione di articoli di piccolo volume destinati a soddisfare una precisa nicchia di mercato, prodotti e servizi di medio valore aggiunto e prodotti e servizi per i quali la distanza dal mercato è di particolare importanza. Le infrastrutture, in particolare i collegamenti stradali, sia internazionali sia locali, continuano ad essere un problema per gli investitori stranieri, nonostante i progressi effettuati. Anche se il clima di investimento è migliore rispetto a quello di altri paesi nella regione, le riforme nei servizi amministrativi dovrano essere accelerate.

^Privatizzazioni

Il totale delle attività privatizzate tra il 1993 e il mese di agosto 2008 è il 94,35%. Al momento, la maggior parte delle aziende privatizzate appartengono al settore dell’industria (32%); seguono quelle del commercio (22%), dell’agricoltura (12%), delle costruzioni (10%) e del turismo (10%). Nel 2007 sono state realizzate 93 vendite, tra cui 10 quote di maggioranza e 77 di minoranza, mentre nei primi 8 mesi del 2008 le vendite realizzate sono 45 (4 quote di maggioranza e 41 quote di minoranza). Con gli emendamenti della Legge per la privatizzazione e il controllo postprivatizzazione, approvati a luglio 2008, il Parlamento bulgaro ha riesaminato l’elenco delle aziende statali di cui è vietata la vendita; questo elenco contiene 169 imprese. Oltre 30 aziende invece sono state tolte dall’elenco e quindi soggette a privatizzazione. Con gli emendamenti della Legge è stata consentita anche la privatizzazione di alcuni ospedali comunali e statali. Nella lista delle strutture sanitarie inalienabili rimangono 66 strutture di importanza nazionale, fra cui ospedali universitari e specializzati e la maggior parte degli ospedali generici nei centri regionali. I progetti di privatizzazione più rilevanti da realizzare, sono schematizzate nella tabella seguente:

^RELAZIONI COMMERCIALI

Ricordiamo che dal 1° gennaio 2007 le rilevazioni delle importazioni da parte del National Statistics Institute-NSI bulgaro si sono uniformate alla prassi dell’Unione Europea e fanno riferimento ai paesi di provenienza e non di origine. Le rilevazioni della Bulgarian National Bank considerano, invece, il paese d’origine.

Per motivi di omogeneità e di confrontabilità dei dati in ambito UE, la presente analisi si avvale - salvo diversa indicazione - dei dati NSI, a partire da quelli relativi al 2006.

^Rapporti commerciali Bulgaria-resto del mondo

I dati provvisori aggiornati al primo semestre 2008 mostrano un interscambio Bulgaria-Mondo tuttora in crescita.

Le importazioni complessive per il periodo di riferimento registrano un aumento del 27,9% (2.761,4 mln di euro) rispetto al 2007 e le esportazioni un aumento del 23,9% (1.494,1 mln di euro). Il saldo commerciale si mantiene pertanto negativo, attestandosi sui -4.919,7 milioni di euro, per un aumento del disavanzo del 34,7% rispetto al periodo gennaio-giugno 2007

^Struttura del commercio estero bulgaro

Esaminiamo la dinamica degli scambi della Bulgaria sulla base dei dati della Banca nazionale bulgara, che offrono un quadro merceologico più articolato.

a) struttura merceologica

Le materie prime e i materiali hanno contribuito maggiormente alla crescita delle esportazioni (FOB) nel primo semestre del 2008. Le esportazioni di materie prime e materiali ammontano a 3.525,8 milioni di euro (45,6% dell’export totale) con un incremento del 20,6% rispetto allo stesso periodo del 2007. Tale incremento è dovuto principalmente all’aumento delle esportazioni di metalli non ferrosi (+49,8%) e di materie prime per la produzione di alimenti (+72,1%). Sono in leggera flessione le esportazioni di materiali tessili (-2,3%).

Quanto ai beni di consumo, l’export registra un incremento del 10,4% rispetto al periodo gennaio-giugno 2007, ammontando a 1.699,2 milioni di euro (21,9% dell’export totale). I principali gruppi merceologici che hanno contribuito a tale incremento sono i prodotti farmaceutici e cosmetici (+28,9%), i mobili e gli arredi per la casa (+19,0%) e gli alimenti (+26,8%). Registrano una diminuzione le esportazioni di abbigliamento e calzature (-4,8%).

L’export di beni di investimento è aumentato del 31,9% rispetto al 2007 ed ammonta a 1.295,4 milioni di euro (16,8% dell’export totale). L’aumento è dovuto principalmente alle maggiori esportazioni di macchine, apparecchi e congegni (+42,5%) e di parti di ricambio ed attrezzature (+24,7%).

Per il periodo esaminato le esportazioni di risorse energetiche hanno registrato un aumento del 52,7%, ammontando a 1.216,3 milioni di euro (15,7% dell’export totale). Nella struttura dell’import (CIF) per il periodo gennaio-giugno hanno fatto registrare la crescita maggiore le materie prime e i materiali e i beni d’investimento. L’import di materie prime e materiali ammonta a 4.413,4 milioni di euro (34,9% dell’import totale) con un incremento del 19,1% rispetto al 2007, la cui quota maggiore spetta alle importazioni di ghisa, ferro e acciaio (+31,4%), minerali (+27,3%) e di materie prime per la produzione di alimenti (+62,2%). Sono in flessione le importazioni di materiali tessili (-8,2%) e di pelli (-10,9%).

Le importazioni di beni di investimento ammontano a 3.404,4 milioni di euro (26,9% dell’import totale) con un incremento del 26,4% rispetto al primo semestre del 2007. Tale incremento è dovuto principalmente ai gruppi mezzi di trasporto (+26,8%) e macchine, apparecchi e congegni (+15,8%). Quanto alle risorse en ergetiche, le importazioni nei primi sei mesi del 2008 ammontano a 2.810,1 milioni di euro (22,2% dell’import totale) con un incremento del 50,7%.

Per il periodo esaminato l’import di beni di consumo registra una crescita del 24,4% ed ammonta a 2.028,7 milioni di euro (16% dell’import totale). Maggiori trend di crescita si sono avuti per le importazioni di alimenti, bevande e tabacco (44,4%), di abbigliamento e calzature (30,5%) e di automobili (+23,2%).

La dinamica del commercio estero bulgaro si mostra in continua crescita, a testimonianza dello sviluppo dell’economia nel suo complesso. Continua soprattutto il trend di aumento delle importazioni rispetto alle esportazioni e, conseguentemente, del disavanzo commerciale. Sia pure in misura minore, un ulteriore fattore di espansione dell’import resta l’aumento del potere d’acquisto della popolazione, testimoniato anche dall’andamento sempre crescente dei consumi privati.

b) struttura geografica

Secondo i dati provvisori del National Statistic Institute, la UE nel suo complesso assorbe il 60,4% delle esportazioni bulgare (+17,6% rispetto al 2007) e fornisce il 56% delle importazioni (+19,9% rispetto al 2007). La crescita maggiore hanno registrato le esportazioni bulgare verso la Romania (+68,3%), seguite da quelle verso il Belgio (+47,5%) e la Grecia (+29,6%). La Romania registra fra i Paesi UE anche il maggiore incremento delle importazioni bulgare (+75,9%).

Tra i paesi non appartenenti all’Unione Europea, il primato di principale partner spetta sempre alla Russia, che rappresenta il 13,7% delle importazioni bulgare, con 1.739,7 mln. di euro; la sua quota di mercato infatti è migliorata dello 0,5% rispetto al primo semestre del 2007. Importante anche il ruolo dell’Ucraina le cui esportazioni verso la Bulgaria sono passate da 605,2 a 1.125,9 mln di euro (+86%) nei primi sei mesi del 2008. Da rilevare la significativa crescita nei volumi importati in Bulgaria dai paesi asiatici quali il Giappone (+224%), l’Arabia Saudita (+329%) e la Siria (+273%). Anche i Paesi dell’Europa centro-orientale hanno contribuito aumentando la propria quota di mercato dal 15,6% del primo semestre 2007 al 16,8% attuale (+37,7% in termini di volumi esportati in Bulgaria). Oltre l’84,5% delle esportazioni bulgare sono destinate ai paesi europei e balcanici. Per quanto si tratti di dati parziali e provvisori, sembrerebbe profilarsi un mutamento anche nella composizione geografica delle esportazioni bulgare. Constatiamo aumenti significativi nei confronti della Russia (+63,6%), della Repubblica di Macedonia (+40,3%), della Georgia (+135,4%), degli Emirati Arabi (+1.248,2%). Meno significativi in termini assoluti, comunque degni di nota sotto il profilo della dinamica positiva, sono le cifre relative all’export verso l’Arabia Saudita (+1.933,9%), la Siria (+142,7%), l’India (+475,9%) e la Repubblica di Corea (+259%).

^Rapporti commerciali con l’Italia

I dati dell’Istituto nazionale di statistica bulgaro sull’interscambio con l’Italia riferiti al periodo gennaio-giugno 2008 mostrano, rispetto allo stesso periodo del 2006, un’ulteriore crescita delle esportazioni italiane, nella misura del 10,4%, passate dai 890.2 milioni di euro del 2007 ai 982,4 milioni di euro del 2008.

L’Italia mantiene la propria posizione di terzo fornitore, dopo la Russia (13,7%) e la Germania (11,6%), con una quota di mercato che registra una flessione, passando dal 9,0% del 2007 al 7,8% dell’anno in corso.

Le esportazioni bulgare verso l’Italia risultano leggermente diminuite nel 2008 (-0,3%), passando da 704,9 (gennaio-giugno 2007) a 703,0 milioni di euro nel 2008. L’Italia è passata così ad occupare la quarta posizione tra i clienti della Bulgaria, dopo la Turchia, i cui acquisti nel primo semestre del 2008 sono ammontati a 826,8 milioni di euro, la Grecia, con 783,6 mln di euro e 29,6% di crescita e la Germania, con 707,8 milioni di euro. Complessivamente l’interscambio Italia-Bulgaria a giugno 2008 ha raggiunto i 1.685,5 milioni di euro, ponendoci al terzo posto dopo la Germania e la Russia. Il saldo attivo dell’Italia nel periodo gennaio-giugno 2008 ammonta a 279,4 milioni di euro, in crescita del 50,8% rispetto ai 185,3 milioni di euro del 2007 (dati NSI). I settori merceologici più rilevanti dell’export dell’Italia verso la Bulgaria, secondo i dati ISTAT per il periodo gennaio-maggio 2008, sono i seguenti:
Un forte trend di crescita caratterizza anche i prodotti “altre macchine per impiego generale (+5,8%), “navi e imbarcazioni” (+686%), “macchine e apparecchi per la produzione e l’impiego di energia meccanica” (+17,1%), “articoli in materie plastiche” (+28,25%).

Per quanto riguarda le importazioni dalla Bulgaria, si segnala il rafforzamento tendenziale del settore meccanico (+50,7%).
Inoltre, appaiono in aumento, nel periodo considerato, le importazioni di valvole e tubi elettronici ed altri elementi elettronici (12,3 mln euro, +21,9%), altre macchine di impiego generale (9,8 mln euro, +78,2%), altri prodotti in metallo (9,5 mln euro, +25,3%), mobili (7,7 mln euro, +47,7%).

^PROSPETTIVE

L’unico parametro tuttora non in linea con il Trattato di Maastricht è l’inflazione, che però richiederà tempi non brevissimi per rientrare entro i valori richiesti. Il Rapporto sulla Convergenza pubblicato nel maggio 2008 dalla Banca centrale europea segnala le previsioni delle principali istituzioni internazionali, comprese tra il 9,1% e il 9,9% per il 2008 e tra il 5,9% e il 6,0% per il 2009. I prezzi dei prodotti alimentari e dell’energia, l’aumento della domanda interna, le pressioni sul mercato del lavoro contribuiranno al perdurare di questa dinamica. In una prospettiva di più lungo periodo, il più generale processo di allineamento del tenore di vita e dello sviluppo economico a quelli medi europei - “the catching-up process” - non mancherà di riflettersi sul livello generale dei prezzi. Le previsioni dell’Economist Intelligence Unit ancora una volta risultano le più severe. La crescita del PIL viene prevista al 6,1% a tutto il 2008 e al 6,2% per il 2009. Queste previsioni sono comunque più rosee rispetto a quelle formulate in precedenza, alla luce della crescita dell’edilizia e dei settori industriale e terziario, nonché della ripresa dell’agricoltura dopo le forti difficoltà del 2007. Anche il miglioramento dei consumi privati contribuisce al quadro positivo, unitamente al progressivo miglioramento delle esportazioni che, grazie a un indubbio vantaggio di prezzo, sono destinate - insieme agli investimenti esteri - a mantenere il tasso di aumento del PIL al di sopra del 5% anche per i prossimi due anni. Gli investimenti in capitale fisso di questi ultimi anni dovrebbero assicurare l’aumento della produzione industriale ancora nel biennio 2008-09.

L’EIU conferma la previsione di una graduale diminuzione dell’inflazione, a patto che venga attuata un’attenta politica dei redditi, ma non in misura tale da consentire l’ingresso nell’euro prima del 2012.

Sotto il profilo dei rapporti con l’UE, l’ultimo Rapporto della Commissione sul percorso della Bulgaria nelle aree prioritarie d’intervento - reso noto il 23 luglio - ha confermato le previsioni della vigilia, sospendendo l’erogazione di finanziamenti comunitari per complessivi 826 milioni di euro circa, di pertinenza dei Fondi pre-adesione ISPA, Sapard e Phare. Con specifico riguardo a quest’ultimo, la Commissione ha sospeso l’accreditamento delle due Agenzie responsabili della gestione, nell’ambito dei Ministeri delle Finanze e dello Sviluppo Regionale e dei Lavori Pubblici: la mancata riforma da parte bulgara entro il mese di novembre comporterà la perdita definitiva di 556 milioni di euro. La Commissione ha lamentato - questa volta con un linguaggio esplicito senza precedenti - l’inefficacia della lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata e la conseguente inefficienza e mancanza di trasparenza nella gestione dei fondi. Anche l’area dell’amministrazione della giustizia e del diritto penale è stata oggetto di critiche per le mancate riforme.

Va sottolineato, tuttavia, che i Fondi di coesione e strutturali non sono stati interessati dalle misure di “congelamento”, così come la Commissione non ha adottato le ulteriori misure paventate in precedenza: sospensione del processo di adesione al Trattato di Schengen e all’Eurozona.

I rilievi della Commissione non hanno mancato di produrre immediati effetti a livello politico, culminati nella presentazione di una mozione di sfiducia, respinta però dal voto parlamentare del 30 luglio. Queste misure non hanno influito in maniera sensibile sulla generale percezione dell’attrattività del mercato bulgaro: resta una generale fiducia nella capacità di affrontare i problemi sollevati. Le stesse agenzie di rating ritengono del tutto improbabile l’adozione di misure analoghe sui Fondi strutturali e di coesione.

Nonostante l’apparizione di qualche segnale di “surriscaldamento”, l’economia bulgara, grazie anche a una politica economica e fiscale sempre oculata, mantiene la propria attrattiva per gli operatori e gli investitori, come ampiamente testimoniato dall’andamento da primato degli IDE. Resta, tuttavia, qualche squilibrio, che si manifesta soprattutto nella minore attenzione verso lo sviluppo del settore manifatturiero: l’edilizia continua a fare la parte del leone. La Bulgaria continua ad essere considerata un mercato attraente e stabile, con prospettive complessivamente positive. L'esposizione agli shock esterni, che si continua a paventare a causa del disavanzo corrente e di un elevato debito estero -attestatosi al 99,6% del PIL a fine giugno - è in parte temperata dalle caratteristiche del debito estero, al quale concorrono in larga misura i debiti intra-aziendali o intra-bancari, eventualmente ripianabili dalle case madri. Da più parti, inoltre, si continua a sottolineare l’importanza delle prudenti politiche macroeconomiche e fiscali che hanno consentito il mantenimento di un elevato avanzo primario e la costituzione di un importante stock di riserve estere.

Sotto il profilo fiscale, l’imposta sul valore aggiunto resta la fonte principale del budget dello Stato. Nonostante l’ingresso della Bulgaria nell’UE, la diminuzione delle entrate IVA non ha prodotto effetti negativi sulle entrate fiscali nel loro complesso: nel corso del 2007, grazie alla riduzione dell’imposta sugli utili dal 15 al 10%, molte imprese sono uscite dall’economia sommersa, con effetti benefici sulla raccolta di questo tributo. Le entrate fiscali all’indomani di questa riforma sono risultate aumentate di circa il 140%. Si ricorda, infine, l’introduzione, con effetto dal 1° gennaio 2008, dell’aliquota unica - cd. flat tax - del 10% sui redditi delle persone fisiche, in sostituzione dell’imposta progressiva.

Quanto alla posizione dell’Italia, l’ultimo triennio mostra una ripresa delle nostre esportazioni in Bulgaria; tutavia questa crescita, benché sostenuta, è inferiore a quella della domanda estera, con la quota dell’Italia in lieve ma costante diminuzione a vantaggio dei concorrenti (in particolare delle vicine Grecia e Turchia).

I cedimenti più consistenti si manifestano nel tessile e nel cuoio-calzature; questo fenomeno può essere attribuito - almeno in parte - a un’ulteriore maturazione delle strategie di delocalizzazione in Bulgaria. Le nostre imprese tenderebbero a spostare sul mercato locale anche produzioni di fascia alta, lasciando in Italia soltanto le fasi della progettazione e della commercializzazione.

L’Italia vanta importanti punte di eccellenza ed una buona competitività in termini di commercio estero, che forse trova un freno - pur in presenza di aziende di elevato profilo qualitativo - nel dimensionamento delle strutture, tipicamente PMI, non sempre atte a garantire un sufficiente potere di mercato nei confronti di agguerriti competitors internazionali.

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