La nuova frontiera per l'industria Tessile
Più 71% per l’export di macchinar per il tessile, abbigliamento e cuoio
Tradizionale mercato per la delocalizzazione produtti-
va, la Bulgaria attrae investimenti stranieri in ragione
ella sua stabilità politica, macroeconomica, per la facilità di
ccesso al mercato, per la politica iscale verso le imprese,
er i bassi costi della manodopera (per altro molto qualiicata
facilmente qualiicabile) e per i costi contenuti dell’energia.
Tutti i settori labour-intensive, ma anche quelli ad avanza-
tecnologia dove la reperibilità di tecnici, professionisti ed
sperti è tradizionalmente elevata (matematici, informatici,
gegneri) ne beneiciano, anche per la facilità di approccio
d un mercato non enorme, controllabile e disposto ad ac-
ogliere con estrema disponibilità gli investimenti stranieri.
La Bulgaria è la nuova frontiera per il tessile, non solo
aliano. L’abbigliamento è la prima voce dell’ import italiano
a quel Paese, con una crescita nei primi sei mesi del 2007,
spetto allo stesso periodo del 2006, del 6,8%.
L’export italiano di macchinari per il tessile, l’abbigliamen-
to e il cuoio è aumentato del 71%, raggiungendo la quota di
9 milioni e 390 mila euro. E sono sempre di più le imprese
italiane che decidono di aprire stabilimenti in Bulgaria. Ormai
sono almeno 25 le aziende italiani del settore presenti nel
Paese. Assocamerestero riferisce che secondo uno studio
della Camera di Commercio Italiana in Bulgaria, nonostante
l’indebolimento del dollaro e il rialzo dei costi produttivi, il
settore del tessile e dell’abbigliamento è riuscito a mante-
nere alti livelli di produzione. Ad oggi vi lavorano oltre 177
mila addetti.
D’altronde produrre in Bulgaria è ancora molto conve-
niente. Un operaio specializzato costa al massimo 350 euro
al mese. Circa l’80% della produzione totale va verso l’este-
ro, per un valore di oltre un miliardo e 600 milioni di dolla-
ri. La bilancia commerciale per il tessile vede un surplus di
311 milioni di euro, dovuta principalmente alle esportazioni
di materie prime. Nell’Unione Europea, l’Italia rimane il se-
condo mercato di sbocco con un ammontare degli scambi
commerciali per 308 milioni di euro, ma non si può escludere
che si tratti soprattutto di prodotti lavorati da industrie italia-
ne che hanno stabilimenti in loco.
All’inizio dell’agosto 2006, le Autorità hanno varato una
legislazione mirata ad incentivare gli investimenti e che con-
cede agevolazioni iscali ed amministrative, legate e subordi-
nate all’ammontare dell’investimento ed alla sua collocazio-
ne, in zone più o meno sviluppate del Paese. Lo strumento
è gestito dall’Agenzia governativa InvestBulgaria, che ha la
duplice missione di seguire gli investitori in loco e di promuo-
vere all’estero il mercato bulgaro quale sbocco per investi-
menti.
Miroglio: ha effettuato investimenti in Bulgaria dal 1998
ad oggi per oltre 200 milioni di Euro. Possiede cinque stabi-
limenti produttivi di varia natura (laniici, stamperie, ecc.), in
varie località del Paese, l’ultimo dei quali (a Yambol) acquisito
recentissimamente. Edoardo Miroglio, ha anche investimenti
personali in vari altri settori (immobiliare, agricolo).
Bulsail: la Sail di Biella, di proprietà dei fratelli Savio,
ha delocalizzato l’intera produzione nel 2003, installando a
Plovdiv lo stabilimento della Bulsail, investimento dell’am-
montare di circa 30 milioni di Euro.
Bulgarconf: ha vari stabilimenti tessili (investimenti per
circa 20 milioni di Euro) di proprietà della Foster, per la qua-
le realizza in Bulgaria le confezioni commercializzate con il
marchio di proprietà Mason’s.
Calzedonia/Zalli: ha delocalizzato parte della produzio-
ne in Bulgaria in tre stabilimenti nei pressi di Gabrovo (in-
vestimenti per 15 milioni di Euro), per le linee Calzedonia-
Intimissimi. In ogni caso , le informazioni relative ai margini
di proitto e alla produttività sono conidenziali e dificilmente
considerabili rappresentative per il settore.
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Fonte Promec Bulgaria

